Genocidio curdo: ipocrisia e incoerenza del potere

kurdistan

Il genocidio curdo usato per lavarsi le coscienze: l’incoerenza del potere italiano che chiama le piazze, assolve se stesso e tiene i soldati e i missili al confine.

Sulla questione curda si sta consumando uno dei casi di incoerenza politica e mistificazione più vergognosi degli ultimi anni.

Abbiamo un Governo in carica con pieni poteri. Un Governo rappresentante pro tempore di un Paese che dovrebbe iniziare col porgere pubbliche scuse per aver insieme all’Unione Europea regalato a Erdogan milioni di Euro per creare dei veri e propri recinti per i profughi. Profughi che non a caso oggi vengono usati come arma di ricatto verso l’Europa, che tra le sue fondamenta costitutive da qualche parte ha scritto di nascosto il principio dell’occhio non vede, UE non duole.

C’era sta già Gezi park, gli arresti dell* professor*, gli idranti sulle manifestazioni, la persecuzione e le torture sulle soggettività trans, ma niente, occhio non vede, UE non duole. Miliardi di euro per tenere lontane dagli occhi della Fortezza Europa milioni di vite. In fuga, in transito, in cerca di libertà.

Un Governo che ha una legge, la 185/ 1990-che prevede il divieto di export di armi ai Paesi in conflitto, una legge dello Stato che deliberatamente non viene applicata. Le commesse di armi con la Turchia aumentano vertiginosamente, Di Maio, su impulso spontaneo della più che mai sacrosanta incursione a Napoli nell’incontro 5 stelle fa dichiarazioni roboanti, spostando tutto l’asse verso l’UE ma non firma nessun Decreto.

Un Governo che non revoca quello che ha deciso il Parlamento precedente : ovvero la proroga dell’operazione NATO Active Fence votata lo scorso luglio 2019, quella che protegge lo spazio aereo con la batteria di missili ASTER SAMP, 130 soldati e veicoli logistici a supporto dell’alleato turco, in quanto “sotto minaccia”‘.

Ciò che la Nato unisce, niente può dividere. Neanche il sangue che scorre innocente e allo stesso tempo ribelle.

Negli ultimi giorni, le piazze d’Italia si sono riempite per il Rojava. Ne hanno evidenziato il progetto del confederalismo democratico, ecologico e femminista. Hanno posto la questione delle armi. Le combattenti curde che hanno liberato Kobane hanno chiesto una zona cuscinetto e l’istituzione di una no fly zone .

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Un Governo degno di questo nome avrebbe dovuto fare solo una cosa: convocare un Consiglio dei Ministri urgente e discutere delle azioni da intraprendere, a livello nazionale e internazionale, militare e diplomatico. Senza rimandare. Senza delegare. Senza autoassolversi.

E invece cosa succede? Succede che si sceglie la solidarietà tutta chiacchiere e distintivo: uno dei partiti che oggi sta al Governo, il PD, diserta ogni aula, sia essa nazionale o territoriale, dove ben si potrebbe decidere e incidere concretamente e chiama alle piazze. Si dissocia da se stesso e veste i panni dell’opposizione: è molto più importante tentare di dare una verniciatina alle proprie responsabilità politiche passate che assumerne di attuali. Ci prova spesso, eh. Su questo gliene si deve dare atto. Come dimenticare l’antirazzismo di facciata dopo aver creato il buco nella diga sullo Stato di diritto che ha anticipato nelle sue premesse giuridiche e ideologiche la coppia dei Decreti Sicurezza.

Lo fa abusando della buona fede di chi vorrebbe solo esprimere la solidarietà al popolo curdo. Lo fa strumentalizzando chi muore sotto le bombe. Lo fa con la spudoratezza della denuncia general generica, evitando accuratamente di citare le responsabilità italiane, UE e Nato. Qualcuno scrive con i curdi senza se e senza ma. Io invece voglio aggiungere qualcosa a senza se e senza ma, un piccolo avverbio: soprattutto.

Soprattutto visto che l’Italia, insieme alla Spagna è il Paese che scondinzola alla Nato e protegge lo spazio aereo turco. Soprattutto visto che ci sono 130 soldati e batterie di missili schierati al confine. Soprattutto visto che delle dichiarazioni senza azioni son pieni i cimiteri. Soprattutto perché la rivoluzione del Rojava è una rivoluzione femminista e poco prima di essere stata uccisa Hevrin aveva anticipato quello che sarebbe successo e quel maledetto Active Fence ha contribuito a dare copertura militare al caos genocida e alle milizie islamiste di scappare, ringalluzzirsi, ammazzarla e farne vilipendio di cadavere. Soprattutto visto che i dispositivi di repressione propagandati per la sicurezza e di cui il PD si è fatto scandaloso pioniere in questo Paese oggi si sciolgono sotto gli occhi della realtà e si manifestano in tutta la loro brutale funzione: soldi all’industria militare e securitaria, repressione del conflitto sociale, rottura dei legami di socialità.

La solidarietà tutta chiacchiere e distintivo serve solo a una cosa: ad assolvere il potere da se stesso, a spostare altrove le colpe, a rimandare ancora una volta il momento collettivo in cui sarà chiaro a tutt* che l’Italia è un Paese con la mani sporche di sangue. E di selfie.

#stop #activefence #fuorisoldatidaiconfini #bastaarmiallaturchia

Non nel nostro nome.

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