Sosteniamo LAURA MASSARO E SUO FIGLIO e tutte le MADRI che subiscono violenza istituzionale e rischiano che i loro figli siano portati via

Sosteniamo LAURA MASSARO E SUO FIGLIO e tutte le MADRI che subiscono violenza istituzionale e rischiano che i loro figli siano portati via

IN VIDEO UNO DEGLI APPELLI DI LAURA MASSARO

ARTICOLO SU L’AGENDA DELLE DONNE DI PATRIZIA CORDONI

DI LAURA MASSARO segue su COMUNE INFO

Riassumo davvero brevemente la mia vicenda perché immagina in 6 anni cosa possa essere successo giorno dopo giorno, udienza dopo udienza, colloquio dopo colloquio… La mia vicenda nasce dalla decisione di separarmi dal padre di mio figlio nel 2012, dopo 5 anni di convivenza (a casa mia) fatta di pesanti violenze psicologiche e con un bambino – di appena 2 anni e mezzo all’epoca – che assisteva a questa situazione e ne era egli stesso vittima. Dopo una prima Ctu (consulenza tecnica d’uffico, ndr) svoltasi nel 2013, il bambino, per conflittualità tra le parti (la violenza è quasi sempre scambiata per conflitto dagli operatori tutti), viene affidato ai servizi sociali.

Ricorro in appello chiedendo la ricusazione della Ctu condotta in maniera diciamo “scorretta” (per usare un eufemismo) e la revoca dell’affidamento ai servizi sociali nel frattempo rivelatisi assolutamente inefficienti anzi dannosi. Mio figlio nel frattempo frequenta il padre, prima da solo e poi in incontri assistiti, ma il bambino rifiuta il padre e ne ha paura sempre più. La corte d’appello respinge purtroppo le mie istanze e conferma il decreto di primo grado (e conferma contestualmente l’affidamento ai servizi sociali e incontri assistiti padre-figlio sconsigliando un allontanamento del bambino da me e dalla famiglia materna perché questo sarebbe stato per il bambino un grave trauma e per le problematiche gravi di salute del bambino stesso, visto che nel 2014 mio figlio si ammala di una grave patologia autoimmune di cui ancora oggi porta le conseguenze – è iperteso e sotto farmaco da anni!).

La sentenza d’appello è basata sulle false relazioni dei servizi sociali e delle operatrici che gestivano gli incontri protetti padre-figlio nel frattempo stabiliti e confermati. Le operatrici in questione erano tutte aderenti, ovviamente, al concetto di alienazione genitoriale. Nel novembre 2015, il padre di mio figlio fa ricorso al tribunale per i minorenni di Roma chiedendo la decadenza dalla potestà genitoriale per la sottoscritta e l’affidamento esclusivo del bambino a lui previo inserimento in una casa famiglia. Viene nel mentre incaricata una nuova assistente sociale (a seguito della denuncia del padre alla precedente), ovvero quella ancora oggi in carica, la quale fa proseguire gli incontri assistiti tramite cooperative (oggi siamo alla terza cooperativa). L’assistente sociale nonostante sconsigli anche lei un allontanamento del bambino così come chiesto dal padre e dica a più riprese (anche in udienza) che il bambino sta benissimo nel suo ambiente familiare ed è sereno sotto tutti i punti di vista ma ha mostrato forti resistenze ad incontrare il padre, purtroppo non ha mai voluto trasferire queste sue valutazioni in una relazione scritta e dettagliata (nonostante le sia stato chiesto perfino dal giudice più volte) e nonostante la stessa mi abbia indirizzato lo scorso anno ad uno sportello antiviolenza della mia zona per gli atteggiamenti “persecutori” (parole dell’ass. sociale) del mio ex per i quali necessitavo di supporto.

Eseguo da sempre ogni dettame dei servizi sociali e accompagno sempre mio figlio agli incontri col padre, anche se il bambino non vuole recarvisi e sono io a doverlo convincere e rassicurare (i problemi tra padre e figlio sono sorti e peggiorati durante i lunghi mesi di frequentazione diretta tra i due e per i comportamenti evidentemente del padre verso il figlio). A causa delle continue denunce e istanze paterne (una media di una istanza/mese al tribunale dei minorenni che mi costringe quindi a continue memorie difensive per le falsità contenute in esse) e molte udienze, viene prima disposto l’ascolto di mio figlio in audizione protetta con un giudice onorario del tribunale dei minorenni (una psicologa) dove il bambino dice le sue problematiche col padre e la paura che questo gli incute e chiede in lacrime di essere lasciato a casa sua (ovvero con me) perché la sua più grande paura è di essere portato via dalla sua mamma e dai suoi nonni con i quali dice “io sto bene!” (il giudice prometterà al bambino che questo allontanamento non è in discussione e rassicura il bambino in tal senso) poi, con un decreto dell’aprile 2018, il giudice minorile stesso, che segue la nostra vicenda dal 2015, dichiara che l’allontanamento del bambino dalla madre è impensabile e che il bambino non deve essere forzato in un riavvicinamento al padre, salvo poi, incredibilmente, disporre una seconda Ctu (scegliendone una assolutamente pro Parental Alienation Syndrome, Pas) le cui risultanze sono a conoscenza di tutti per il video messo da me su fb e per la petizione di maison antigone (oggi quasi 2.600 firme).

In questi 6 anni, non sono stata mai creduta, le violenze subite screditate, negate, minimizzate; mio figlio non è stato mai creduto e siamo sempre stati valutati e giudicati da soggetti aderenti alla teoria dell’alienazione genitoriale pertanto da vittima sono stata descritta e considerata io la carnefice e mio figlio considerato come un bambino privo di proprie volontà e di diritti.



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