Dalla parte delle donne migranti e della loro insubordinazione!

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DI NON UNA DI MENO CATANIA

È di questi giorni la notizia della rivolta di donne migranti nello SPRAR Cenacolo domenicano di Solarino, in provincia di Siracusa. Dopo mesi di angherie subite, in cui veniva loro negato il pocket money così come anche la possibilità di ottenere la dichiarazione di ospitalità necessaria a ottenere i permessi temporanei, dopo mesi in cui erano costrette a vivere in condizioni misere, con cibo insufficiente e in mancanza di cure appropriate, in locali inadeguati, queste ragazze migranti ospiti del centro, ivoriane e nigeriane, di cui molte vittime di tratta, incinte o con bambini, hanno detto basta e si sono ribellate. Hanno alzato le barricate per gridare il proprio rifiuto a essere ridotte all’impossibilità di azione dal razzismo istituzionale, paralizzate dentro centri trasformati in gabbie, certamente non dorate.
La risposta al loro grido di libertà è stata la repressione dei carabinieri, che hanno fatto irruzione nei locali e, nonostante la strenua resistenza delle donne migranti, hanno tratto in arresto cinque di loro, di cui due catturate sul momento, mentre le altre tre, che erano riuscite ad allontanarsi e fuggire, sono state braccate e catturate nelle vie vicine.
Così, dopo aver conosciuto il patriarcato nelle famiglie e nelle comunità di origine, dopo essere state vendute come schiave nella tratta e dopo aver affrontato torture e stupri in Libia durante il viaggio, le donne migranti possono conoscere, arrivate qui, anche quest’altra faccia della violenza, la violenza razzista delle istituzioni: dalle Commissioni che negano i permessi umanitari persino alle donne vittime di tratta, al braccio violento della legge che non si ferma neanche davanti a giovani donne incinte, alla disciplina imposta nei centri attraverso l’annichilimento giuridico e sociale, attraverso la chiusura di qualunque spazio di autonomia e iniziativa individuale e collettiva. Hanno conosciuto anche la brutalità del carcere per aver osato ribellarsi, per voler continuare a sperare in un domani migliore e per aver voglia di iniziare a costruirlo ora e qui, con le loro mani.
Le cinque donne giovedì mattina sono state processate per direttissima, l’arresto è stato convalidato ma subito dopo il Giudice Monocratico ha ordinato la scarcerazione per mancanza di esigenze cautelari. Le accuse che vengono loro mosse sono di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale: se le ragazze venissero giudicate colpevoli potrebbero essere soggette a un procedimento di rimpatrio forzato. Le conseguenze sarebbero gravissime per loro.
Come movimento femminista stiamo dalla parte di queste donne e della loro lotta per la libertà e l’autodeterminazione, contro la violenza patriarcale, razzista e istituzionale che le vorrebbe docili e inermi, incapaci di azione e decisione. Sosteniamo con forza che il nostro grido “Non una di meno” vale per tutte le donne che combattono quotidianamente la violenza di politiche razziste giocate sulla loro pelle, la violenza del governo e dell’amministrazione delle loro vite, la violenza di Commissioni che negano la veridicità dei loro racconti, la violenza di chi le costringe a prostituirsi, di chi cerca di ucciderle, materialmente, simbolicamente o socialmente.
Le donne migranti non sono sole, le loro lotte sono le nostre lotte perché non possiamo combattere la violenza maschile e patriarcale senza attaccare anche il razzismo che su questa si fonda e trae forza per gerarchizzare e inferiorizzare, per disciplinare e ridurre al silenzio con la brutalità e la paura. Ma la nostra forza e il nostro grido di libertà rompono il silenzio e l’isolamento, travolgendo tutto ciò che incontrano, divampando e liberando energia collettiva.
NUDM Catania

* fonte foto http://www.radiosapienza.net



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