Invito alla riflessione sulla grafica scelta come cartello per l’evento Free Ink 2018

Invito alla riflessione sulla grafica scelta come cartello per l'evento Free Ink 2018

Scriviamo questa “lettera aperta” in riferimento alla locandina dell’evento Free Ink 2018 che, giunto alla sua terza edizione, quest’anno si ispira a sessismo, differenze di genere e autodeterminazione, tematiche attualissime e fondamentali che il tavolo “terra corpi territori e spazi urbani” di NUDM ha sempre tenuto al centro della propria attenzione.

Il fatto che l’evento si svolga presso Lucha y Siesta il 17 giugno lo rende ancora più correlato al tema, visto che si tratta di un luogo femminista autogestito dove le compagne coinvolte sono persone che lottano nelle loro pratiche contro le ingiustizie, i soprusi, le violenze di una società malata che, come un rullo compressore, ci vorrebbe appiattit_ e docil_

La locandina dell’evento mostra una persona determinata e combattiva che sta cercando, e forse ci riesce, di uccidere le discriminazioni, l’omofobia, il sessismo e il patriarcato. Tutto giustissimo, condivisibile, ineccepibile.Le metafore sono un modo comunemente utilizzato per portarci velocemente al cuore di una problematica. Sono uno strumento efficace e immediato per trasmettere idee e emozioni, e noi tutt_ le utilizziamo per comunicare.

Però ci sono metafore e metafore, tutto dipende da qual è il termine figurato che scegliamo per la trasposizione simbolica.In questo messaggio una donna, che simboleggia la forza della resistenza e della vittoria contro il sessismo e il patriarcato, assoggetta un maiale che impersonifica i comportamenti più spregevoli dell’animale umano maschio. Tutte le realtà da combattere (sporche, puzzolenti e colanti sangue) sono impersonificate in questa grafica da un grosso e grasso maiale che, finalmente imbavagliato e domato, soccombe alla persona che lo cavalca e gli serra il grugno con una corda. L’immagine ricorda un rodeo (dove il machismo ha sempre imperato e impera tutt’ora) o il sangue di certe corride dove il toro viene ucciso lentamente e mille volte umiliato prima di trovare pace.

Tale immaginario utilizza una narrazione crudele non lontana dalla realtà di sofferenza a cui questi animali vengono sottoposti. I/le maial* sono infatti fra gli animali non umani i più vilipesi, soggetti di cui “non si butta nulla”, fatti nascere per diventare tutto (dal pennello, al prosciutto, dalla colla alla valvola cardiaca). Con l’uso di questa metafora non si fa che rimandare al maiale come animale sporco, viscido, cattivo, violento, quasi a giustificare la sua assoggettazione e conseguente eliminazione.

Ci indigniamo sovente per certi stereotipi usati in senso spregiativo e denigratorio, ma, quando si tratta di animali non umani, alcuni pregiudizi riemergono anche laddove proclamiamo di volerli combattere per poi svanire in un piano astratto e strumentale in cui la sofferenza reale si perde. Decostruiamo insieme questi stereotipi e costruiamo nuovi immaginari liberi e liberati forgiando alleanze tra tutte le soggettività (umane e non) e costruendo percorsi di lotta comuni

Le compagne, i compagni, lu compagnu, _ compagn_
del Tavolo interregionale TCTeSU



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