Comunicato stampa Non una di meno Milano per 8 marzo

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(foto da Il fatto quotidiano)

Comunicato stampa
8 marzo 2018
Non una di meno Milano

Scioperiamo contro la violenza economica, lo sfruttamento e la precarietà:
dal #Metoo al #Wetoogether

Nella giornata internazionale delle donne il movimento femminista tornerà nelle strade di tutto il mondo per lo sciopero globale delle donne. Anche a Milano, come in decine di città italiane e in più di 50 paesi nel mondo, Non una di meno scende in piazza.

Saranno due i cortei milanesi. Alle ore 9.30 il concentramento è in Largo Cairoli, con le scuole e le lavoratrici in sciopero. Alle ore 18.00 in piazza Duca d’Aosta per una manifestazione serale in contemporanea con tante altre città italiane.

Con la chiamata allo sciopero femminista, il movimento si mobilita per esprimere il rifiuto della violenza maschile e di genere in tutte le sue forme e per passare dalla denuncia individuale del #metoo alla forza collettiva del #wetoogether attraverso l’astensione dal lavoro produttivo e riproduttivo, formale o informale, retribuito o gratuito.

A Milano, la rete Non una di meno punta il dito contro la violenza economica, la precarietà, lo sfruttamento, le molestie e le discriminazioni sul luogo lavoro. E’ uno dei 9 punti del Piano femminista contro la violenza, frutto di un anno di lavoro della rete, che chiede salario minimo europeo, reddito di autodeterminazione incondizionato e welfare universale gratuito e accessibile.

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Al centro dell’analisi vi è il nesso tra la ristrutturazione capitalista neoliberale in atto e la violenza di genere, perpetuata attraverso nuovi dispositivi di segmentazione e frammentazione del lavoro, e attraverso la dismissione del welfare in nome del risanamento del debito. In Italia dei 4 milioni e 742 mila persone sotto la soglia di povertà, quasi l’8 per cento della popolazione, la maggioranza sono donne. L’85% delle famiglie monoparentali in condizione di povertà assoluta ha come persona di riferimento una donna e più di una donna straniera su quattro è in condizione di povertà assoluta (26,6%) (dati Istat 2016). I dati fotografano inoltre una situazione di disparità nella distribuzione del lavoro domestico e di cura in famiglia, con maggiori carichi per le donne, che hanno anche minore accesso al reddito e al lavoro retribuito.

Contatti stampa: nonunadimenomilano@gmail.com – 349.2542205 e 389.8000797
www.nonunadimenomilanoblog.wordpress.com – https://www.facebook.com/nonunadimenomilano/

Comunicato stampa: https://docs.google.com/document/d/1SB-UkNyS9EpVNT6_LR48SzdeC9Cszp34mQsHFOe0zt0/edit?usp=sharing

Non una di meno in Italia (elenco delle pagine Facebook) https://nonunadimeno.wordpress.com/tutte-le-pagine-non-una-di-meno/

Molestie sessuali sul lavoro (Fonte dati www.istat.it e www.ingenere.it)

8 milioni 816mila (43,6%) le donne fra i 14 e i 65 anni che nel corso della vita hanno subito qualche forma di molestia sessuale
1 milione 404mila donne, ovvero il 9% delle donne italiane, ha subito molestie fisiche o ricatti sessuali sul posto di lavoro tra il 2015 e il 2016
1 milione 173mila le donne che in Italia dichiarano di essere state ricattate sessualmente nel corso della propria carriera per essere assunte, per mantenere il posto di lavoro o per ottenere progressioni
Gli autori delle molestie a sfondo sessuale risultano in larga prevalenza uomini: lo sono per il 97% delle vittime donne e per l’85,4% delle vittime uomini.

Occupazione, lavoro di cura, uso del tempo (Fonte dati www.istat.it e www.ingenere.it)

In Italia, nel 2015, solo il 43,3% delle donne percepisce un reddito da lavoro (dipendente o autonomo) rispetto al 62% dei maschi
Nel 2014, il reddito guadagnato dalle donne è in media del 24% inferiore ai maschi (14.482 euro rispetto a 19.110 euro); tale differenza è diminuita dal 2008, quando era del 28%.
L’85% delle famiglie monoparentali in condizione di povertà assoluta ha come persona di riferimento una donna.
Nel 2016 l’occupazione femminile Italia è al 48,9% media europea (65,3%). Tra i paesi Ocse l’Italia è al quarantunesimo posto per partecipazione femminile al mercato del lavoro e al terzo per tasso di inattività (dati 2016)
Nel 2016, il 78% delle dimissioni volontarie ha riguardato le lavoratrici madri, e solo il 22% i lavoratori padri.
Le difficoltà nel conciliare la cura dei figli con il lavoro nel 2016 è stata infatti alla base di 13.854 dimissioni – il 44% in più rispetto a quelle rilevate nel 2015. Nel 98% dei casi questo ha riguardato le donne.
Il 30% delle madri che hanno un lavoro lo interrompe alla nascita del figlio (Agenzia italiana per lo sviluppo sostenibile)
Solo un bambino su quattro tra gli zero e i due anni in Italia è affidato alle cure di servizi formali di assistenza all’infanzia (Ocse, 2017)
Il lavoro familiare rappresenta il 21,7% della giornata media delle donne (5h13′), contro il 7,6% di quella degli uomini (1 ora e 50 minuti) (età compresa fra i 25 e i 64 anni, in Italia, nel 2014)
Il lavoro retribuito occupa il 19,4% del giorno medio degli uomini (4h39′), contro il 9,9% di quello delle donne (2h23′) (età compresa fra i 25 e i 64 anni, in Italia, nel 2014).
Tra gli occupati e le occupate, gli uomini dedicano mediamente più tempo al lavoro retribuito (24,8% contro il 19%), ma le lavoratrici aggiungono alla giornata lavorativa un altro 16,1% di carico familiare (3h52’).
Il tempo libero delle occupate si comprime al 13,5% della giornata (3h15’) contro il 17% di quello maschile (4h05’), con una differenza di 50 minuti in meno al giorno.
Fra il 2009 e il 2014 l’asimmetria di genere nel lavoro totale è diminuita sia nel lavoro retribuito che nel lavoro familiare all’interno delle coppie. Il fenomeno ha riguardato in particolare le coppie con figli, sia in quelle in cui lei ha 25-44 anni che in quelle in cui lei ne ha 45-64.



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