SCIOPERO FEMMINISTA E TRANSFEMMINISTA, LOTTO MARZO 2018 Proposte del tavolo Terra, Corpi, Territori e Spazi Urbani presentate all’assemblea nazionale del 3 febbraio 2018 discusse nell’assemblea nazionale del tavolo (2 febbraio 2018)

SCIOPERO LOTTO MARZO FEMMINISTA TRANSFEMMINISTA ANTISPECISTA

a cura di Tavolo Terra Corpi Territori e Spazi Urbani

Ancora una volta le nostre pratiche fanno emergere le criticità del sistema in cui viviamo.
Aver convocato le elezioni politiche il 4 marzo nonostante la convocatoria nazionale e internazionale dello sciopero femminista e alla luce degli accordi sindacali sin qui siglati che hanno sostanzialmente minato la libertà di sciopero nel nostro paese, si configura come un preciso attacco ai nostri diritti e alle nostre libertà. Mostra ancora una volta quanto il mondo della politica istituzionale sia lontano dall’ascolto prima ancora che dall’assunzione reale di pratiche per sconfiggere la violenza contro le donne e tutte le soggettività LGTBQIA+ che mettono in discussione questo sistema eteropatriarcale e capitalista. Aver convocato le elezioni politiche il 4 marzo è anche un tentativo di creare divisioni al nostro interno, conflitti che ci auspichiamo sapremo rifiutare in un agire comune condiviso e consapevoli del contesto in cui ci muoviamo.

Assumiamo lo strumento dello sciopero femminista e proponiamo di attrezzarci per superare il blocco imposto dalle regole della legislazione vigente che non abbiamo scelto noi e che non ci appartengono. La portata internazionale dello sciopero dell’8 marzo sta crescendo: il nostro sarà uno sciopero globale sociale e politico che attraverserà tutte le nostre vite: sciopero dal lavoro produttivo riproduttivo, del lavoro informale precario e gratuito, dal consumi, sciopero di genere e dai generi.

Vivrà in tutte quelle forme e pratiche che estendono e articolano la forma dello sciopero femminista e transfemminista. Importante visibilizzarlo, diffonderlo e parteciparlo nelle forme più creative, dai cortei o momenti pubblici in tutte le città, alle passeggiate, alle “cacerolate”, ai presidi, alle occupazioni di spazi transfemministi nuovi, alle assemblee di quartiere, ….

La violenza patriarcale e del sistema capitalista sulle donne, ma anche le discriminazioni che subiscono le donne lesbiche, trans e tutte le soggettività LGBTQIA+, gli animali e la Terra sono problemi di portata globale.

Ci fermiamo tutte insieme in tutto il mondo per un giorno e andremo OLTRE…..

Lo abbiamo chiamato LOTTO MARZO perché non ci fermiamo e rifiutiamo una giornata celebrativa, la risignifichiamo come giornata di lotta che segna un punto di convergenza solidale a livello globale, nazionale e territoriale ma che continua gli altri 364 giorni dell’anno nelle nostre pratiche e nel nostro lavoro

Ribadiamo la nostra totale autonomia da qualsiasi strumentalizzazione politica, e riaffermiamo che le Case delle donne in Italia e gli spazi autonomi femministi e transfemministi vanno difesi sempre e valorizzati per il grande lavoro che fanno e per il legame simbolico, politico e sociale-relazionale che creano a beneficio di tutta la collettività.

Perciò Non uno spazio femminista in meno!

Abbiamo un piano e lo agiamo!

Proponiamo l’adesione all’appello di solidarietà con le donne curde in quanto ci sentiamo solidali con la loro lotta e con quella del popolo curdo comunicandolo a solidarietadonnekurde@gmail.com e la partecipazione il 17 febbraio alla manifestazione che si svolgerà a Roma per la liberazione di Ocalan e di tutte i e le prigioniere politiche per la pace e la giustizia in Kurdistan e, in particolare, contro gli attacchi criminali del governo turco contro Afrin per essere vicine alle nostre amiche e compagne curde che in questo momento sono oggetto di attacchi da parte degli stati patriarcali: resistono nella loro terra e sono protagoniste di una rivoluzione. Le aggressioni del sistema fascista contro le donne si manifestano nell’imposizione di matrimoni alle bambine, nella chiusura forzata delle associazioni e dei quotidiani femminili, nello stupro usato come arma di guerra, nei femminicidi, nelle molestie, anche sessuali, nelle carceri, nell’accanirsi contro i corpi delle combattenti uccise, negli assassinii mirati contro le compagne; …e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Come tutte le guerre anche questa è una guerra principalmente contro le donne; per questo diventa centrale la resistenza e la lotta delle donne….. (dal testo dell’appello che alleghiamo alla fine del nostro report)

Proposte del tavolo TCTSU

Sappiamo che alcune di queste proposte hanno bisogno di condivisioni, approfondimenti, costruzione di reti di dialogo ma non per questo ci silenziamo. Agiamo nello spazio di NonUnaDiMeno, sentendoci parte attiva e consapevole di questo meraviglioso movimento, la nostra utopia concreta

1. SCIOPERO DALL’INVISIBILITÀ: per secoli hanno tentato di nasconderci, invisibilizzarci e cancellarci. VESTIAMO NOi e i Territori che attraversiamo di nero, fucsia e viola: i colori de movimento. Ci siamo e ci vedrete!

vestiamo questi colori, nelle strade, nei nostri posti di lavoro, in casa, nelle scuole ed università. nelle manifestazioni, nelle performance e in tutte le azioni di questo LOTTO MARZO
mettiamo bandiere, striscioni, teli colorati alle finestre e ai balconi delle case, nei luoghi dove lavoriamo e/o ci troviamo, nei luoghi significativi come le consultorie, i CAV, gli spazi femministi e transfemministi autogestiti, ….

Vestiamo durante le nostre passeggiate/flashmob di avvicinamento al LOTTO MARZO le città e i territori: queerizziamo le statue, le strade, le piazze i monumenti significativi delle città, i luoghi simbolo delle lotte e delle resistenze, i mezzi di trasporto, ……

produciamo un adesivo da proporre a tutti gli spazi con “questo spazio sostiene lo sciopero globale delle donne”

riscriviamo la toponomastica femmnista e transfemminista: rinominiamo le strade nelle nostre passeggiate e durante le manifestazioni e cortei 8 marzo

riempiamo di suoni, rumori e musiche. CACEROLADA a una stessa ora i luoghi in cui ci troviamo

impostiamo la nostra mail con un messaggio predefinito: Per esempio: “Oggi LOTTO MARZO non rispondo alle mail. Sono in SCIOPERO per portare questo mondo fuori dal patriarcato e dalla violenza machista e sessista”

visibilizziamo, attraverso google map tutte le azioni a livello globale territorio per territorio https://www.google.com/maps/d/u/0/viewer?mid=1AcjbqhlKK_aiB7EDwQn93zHZzBo&hl=en_US&ll=43.25464113479189%2C12.32666015625&z=6

2. SCIOPERO dai consumi:
Fermiamo completamente i consumi tutte e tutt* insieme. Agiamo questa nostra forza. niente spesa, acquisti e uso elettrodomestici, black out di un’ora concordata in tutte le case e i luoghi in cui ci troviamo. Lo sciopero dei consumi ha l’obiettivo di sottrarci al mercato consumista/capitalista capace solo di pensare al profitto , al furto e alla colonizzazione dei corpi sfruttati e schiavizzati, delle risorse del pianeta, del tempo della nostra vita e del bnostro piacere. Lanciare un NO al consumo e un Sì alle economie alternative che hanno a cuore la Terra, i Corpi, i Territori e gli Spazi Urbani
Il gesto dell’acquisto è politico. Molte di noi sono attive nei gruppi di consumo, nei progetti di microeconomia alternativa, nelle reti di solidarietà. Si tratta di mostrare le pratiche già esistenti e decostruire pratiche ed abitudini rinforzando i collegamenti tra noi acquistando e producendo in modo ecoautonomo.

3. SCIOPERO dei generi e dai generi: riGENERIamoci LIBERaMENTE
SCIOPERO DALLA MISOGINIA, DALL’OMOFOBIA, dalla TRANSFOBIA:

Come tavolo individuiamo e proponiamo che l’assemblea lassuma il lancio della campagna per la depatologizzazione e depsichiatrizzazione di tutte le soggettività trans (con la necessaria modifica della legge 164/1982) e contro la mezzedicalizzazione forzata sui corpi delle persone intersex che abbiamo chiamato riGENERIamoci LIBERaMENTE Una campagna che va condivisa con le asssociazioni e le soggettività LGTBQIA+, costruendo reti e percorsi comuni con altri movimenti e con il mondo accademico

Partiamo dalla considerazione che tutte le soggettività e ogni essere vivente sono potenziali mondi con una propria identità, un proprio orientamento sessuale, una propria percezione del “sé”, una propria sensibilità che nella quasi totalità nella storia della vita è stata repressa, normata, controllata da culture dominanti che imbrigliano spazi e persone al servizio del potere maschilista, delle chiese, di quelle istituzioni costruite ad hoc per schiacciare la libertà di pensiero e tutte le liberazioni possibili della persona.

In questo ultimo secolo la psicologia, la psichiatria e la psicoanalisi sono state utilizzate dal potere capitalista per classificare le persone, razzializzarle, dividerle in base alla razza, sesso, identità di genere, per poter frenare la liberazione delle capacità dell’essere vivente in tutte le sue forme ed imbrigliarne la crescita positiva in nome del ” dividi et impera”. La psichiatria è stata utilizzata per dividere, classificare, controllare, escludere, patologizzare comportamenti ritenuti non conformi nel corpo, nei modi dell’espressione, nelle emozioni, nei desideri, soffocando la capacità critica e politica del genere vivente.

La via d’uscita dalla psichiatrizzazione e dalla patologizzazione forzate è agire la pedagogia della trasformazione, rovesciare le metodologie educative riconoscendo la libertà all’autodeterminazione e alla costruzione di sé.

E’ il riprendersi una sapienza originaria, di natura biologica, senza la quale non si sarebbe attuata l’evoluzione su questo pianeta e la meraviglia delle infinite differenze oggi fortemente minacciate.

Il concetto fondante della campagna è nel riconoscimento dell’essenza “trans” di tutti gli esseri viventi, della Terra stessa e dell’universo nel senso latino del termine: andare oltre, attraversare, transitare nel viaggio meraviglioso della vita e anche nei generi, cancellando termini come “transessuale” perché termine diagnostico psichiatrico frutto di una mentalità e di una società eteronormata che riconosce solo nel binarismo la possibilità di esistenza.

Riscopriamo quindi il significato più autentico delle relazioni animali umane e non, riconoscendoci nell’orizzonte antispecista, anticapitalista, antifascista e transfemminista per trasformare trasformarci riGENERARCI liberaMENTE.

Il movimento femminista NUDM pratica la liberazione di tutte le soggettività, una liberazione antagonista all’attuale società maschilista eteronormata/eterosessiata contro la violenza sulle donne e sulle soggettività non conformi.
Partendo dai desideri di persone trans lesbiche gay intersessuali bisessuali asessuali, dalla conquista di spazi di libertà nei territori città quartieri vie, consideriamo che questa rivoluzione culturale femminista transfemminista anticapitalista ed antifascista non possa non passare dalla liberazione di soggettività che sono, ancora oggi, tragicamente definite patologiche come le persone trans e le persone intersex costrette alla medicalizzazione forzata in molti casi sin dai primi vagiti.

3.1 riGENERIamoci LIBERaMENTE: per la depatologizzazione e depsichiatrizzazione di tutte le soggettività trans (con la necessaria modifica della legge 164/1982)

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Affrontare la depatologizzzazione delle persone trans va di pari passo con la denuncia della fortissima psichiatrizzazione sui territori, sulle menti e sui corpi di tutte le soggettività, una forma di dominio e controllo che aiuta ed ha aiutato queste società eteronormate a schiacciare sempre di più le donne, le persone trans e tutte le soggettività non conformi.

Pensiamo sia il momento di superare e modificare profondamente la legge 164/82, legge che nasce dal movimento trans italiano degli anni ’70 che, insieme al mondo LGTB allora molto sommerso, portò alla luce la discriminazione, la totale non considerazione, l’invisibilità imposta, la violenza sui corpi e sulle menti dell’essere trans, soggetto cioè di identità di genere opposto al proprio corpo biologico di nascita.

Fu elaborata una legge in cui la persona denominata “transessuale” (termine psichiatrico coniato nel 1966 dal sesssuologo e endocrinologo tedesco Harry Benjamin) deve sottoporsi ad una certificazione patologica psichiatrica (diagnosi di malattia psichiatrica “disforia di genere”DIG) ed un estenuante iter giudiziario oltre al cambiamento di sesso (riattribuzione chirurgica sessuale o RCS) imposto (ora superato da una decina di sentenze). Le ultime sentenze non hanno modificato l’obbligatorietà di certificazione psichiatrica per ottenere il diritto di cambiare i propri documenti anagrafici compreso il codice fiscale e il diritto alle cure. In sostanza sono la dignità e la libertà della persona ad essere messe in discussione.

Questa legge impone la scelta di appartenere al sesso F/M per godere dei diritti alla persona in questa società eterosessista ed eteronormata. È una legge patologizzante in cui è la diagnosi di disordine psichiatrico a garantire il diritto alle cure mediche e chirurgiche gratuite da parte del Servizio Sanitario Nazionale, e che obbliga per le persone sposate allo scioglimento del matrimonio e alla rinuncia di tutti i diritti civili compresa la reversibilità ad esso collegati insieme al diritto al lavoro al diritto alla casa al diritto ad essere considerate soggetti con diritti di cittadinanza.

Si propone quindi una rivoluzione culturale alla radice criticando nettamente l’asservimento di certa psichiatria psicologia e psicoanalisi al pensiero dominante per essere trasformate in correnti scientifiche sempre più pedagogiche e neuroscientifiche.

Affermiamo la necessità di una legge depatologizzante e più cultura nelle scuole, nelle istituzioni e nel mondo reale per approfondimenti su pedagogia e neuroscienza (vedi dott. Ermanno Taracchini esperto scientifico autore di “riprendiamoci la pedagogia”- critica etimo-epistemologica alle “scienze” della psiche: psicologia ,psichiatria e psicoanalisi).

Importantissimo per le persone sia intersex che trans mantenere il sostegno economico da parte del servizio sanitario nazionale non più come persone malate ma come diritto umano alla cura.

3.2 riGENERIamoci LIBERaMENTE: contro la mezzedicalizzazione forzata sui corpi delle persone intersex

Sempre in considerazione della lotta per la liberazione di tutte le soggettività denunciamo e visibilizziamo la situazione delle persone intersex, nate con clitoridi grandi senza apertura vaginale, con pene molto piccolo e con organi riproduttivi femminili, con corredo genetico in cui sono presenti cellule con cromosomi sia maschili che femminili, tutte persone che sfuggono alle categorizzazioni binarie di maschio e femmina. Nonostante questa variazione non minacci la salute fisica ma sia un fatto naturalissimo, le persone intersessuali sono sottoposte a pesanti trattamenti medici e addirittura ad interventi chirurgici nel tentativo di “normalizzare” eteronormativamente i loro corpi.

Una mutilazione genitale praticata anche in Italia!!. Da un punto di vista medico anche la intersessualità è considerata una patologia, la DSD (disordine della Differenziazione Sessuale) invece di essere considerata un ordine naturale, un’altra meravigliosa conferma che la natura è ricchezza di tutte le nostre diversità.

In verità non stiamo affatto parlando di malattie ma spesso le persone con queste caratteristiche biologiche subiscono o hanno subito sin dalla nascita una pesante medicalizzazione. Di solito il trattamento medico invasivo mutilante forzato avviene sopratutto nell’infanzia provocando sterilità cicatrici dolori incontinenza e perdita di sensibilità genitale.

Il comitato dell’ONU sui diritti delle persone, sebbene classifichi come disabili le persone intersex nel 2016 ha ammonito l’Italia per le pratiche di mutilazione genitali denunciate come una violazione dell’integrità della persona. Il problema maggiore in Italia è che l’intersessualità o intersex è ancora circondata da completa ignoranza e da un grande silenzio storico.

Le persone intersex come le persone trans (riteniamo la definizione trans più appropriata in quanto rifiutiamo il termine diagnostico patologizzante di malattia mentale transessuale) sono prive del riconoscimento del diritto pieno di esistere prima ancora che discriminate e violentate per tentare di eteronormarle e renderle idonee e rispondenti alle categorie steretotipe binarie F/M. La biologicità della natura e delle soggettività degli esseri viventi non solo non possono essere normati come l’esempio nazifascista ha imposto, ma la loro liberazione sprigionerebbe tutte le potenzialità favolosamente ricche e porrebbe le basi per una società completamente diversa dove gli esseri viventi siano considerati importanti sia umani che non umani considerando in un orizzonte di pensiero antispecista e non antropocentrico eliminando il dominio del genere umano sugli esseri viventi, la natura, la terra.

(*) Riferimenti teorici
DON MILANI
MARIA TECIA ARTEMISIA MONTESSORI medica pedagogista
ANTONIETTA BERNARDONI medica pedagogista
LESLIE FEINBERG SCRITTORE saggista transgender comunista
PAUL B.PRECIADO filosofo scrittore soggettività trans/intersex
ERMANNO TARACCHINI “ riprendiamoci la pedagogia” critica etimo epistemologica alle “scienze” della psiche: psicologia, psichiatria, psicoanalisi.
LAURELLA ARIETTI articolo pubblicato su GAYNWS ( pagina attualità) il 7/8/9 ottobre 2017 “TRANSESSUALITA’/TRANS da patologia psichiatrica a diritto umano”

4. #LOTTOMARZOANCHECONLORO

Abbiamo sentito la necessità di proporre una specifica campagna antispecista per la nostra giornata di lotta. Questa campagna vorrebbe ampliare ed amplificare quei segnali di attenzione sulla questione animale che già ci attraversano, collettivamente e individualmente, riconoscendoli al pari di tanti altri, quali segnali da non trascurare ma di cui farci megafono per LIBERARE e LIBERARCI.
L’antispecismo è un movimento piuttosto giovane ma crediamo condensi delle forti potenzialità socialmente destabilizzanti, perché rappresenta una delle potenti espressioni di una politica di opposizione alla più inflessibile delle norme che regolano la nostra società: la norma sacrificale.
L’eccidio quotidiano degli animali dovrebbe farci sobbalzare e spesso invece ci lascia indifferenti, come se la questione animale non fosse una questione politica, come se non si riuscisse a decifrare l’inflazione svalutativa che le vite di questi esseri stanno subendo, INIZIANDO dal controllo continuo, capillare e totale che inizia fin dal concepimento alla presa sulla loro vita che continua invariato fino all’abbattimento.
.
Si tratta quindi di politicizzare e rendere visibile l’oscurità della questione animale .
Nel nostro laboratorio abbiamo cercato, e cercheremo di sviluppare e ricollegare anche in futuro, questa invisibilità alle altre campagne proposte dal nostro laboratorio come quella sulla libertà di movimento e di autodeterminazione che riguardano le donne ma che è portata all’estremo per gli animali dalle architetture rigidamente antropocentriche e marginalizzanti delle nostre strutture sociali dove anche agli altri corpi che non contano ( migranti, senza fissa dimora, folli, bambini) sono tenuti oltre i confini di considerazione.

La questione animale è sinonimo dell’orrore più cupo, al massimo grado di incandescenza ,di un orrore che corre sotto la superficie della nostra società e che , nonostante la sua enormità, resta fuori scena.

Per questi motivi proponiamo che

4.1 nelle manifestazioni territoriali del Lotto Marzo si diffonda e si dia lettura, magari ad inizio corteo, a questo TESTO(che daremo anche come volantino) invitando a 57 SECONDI DI SILENZIO (magari all’inizio del corteo). 57 secondi, numero simbolico per indicare gli animali uccisi a miliardi in un anno e quell* che proprio in quel momento sono reclusi, sfruttati e uccisi. 57 secondi per ricordare la loro sofferenza e le loro vite negate. 57 secondi per pensare che la loro morte non aumenta la nostra libertà, anzi.
4.2 Portare e DISFARSI DI un oggetto fatto con parti del corpo animale: pelle, pelo, osso, avorio….( si predisporranno lungo i percorsi dei cortei dei contenitori per raccoglierli)
4.3 usare gli hashtag #lottomarzoancheconloro e #weanimalstoogheter

Testo volantino:
Molte persone animaliste pensano che chi si occupa di problemi umani sia poco sensibile alla sofferenza degli altri animali perché considererebbe la questione “secondaria” rispetto alle urgenze che affliggono la “grande famiglia umana”.

Noi antispeciste transfemministe (o ecovegfemministe che dir si voglia) siamo convinte dell’esatto contrario: è proprio là dove si lotta contro privilegi e oppressioni, dove si vogliono abbattere le barriere che costringono le persone in categorie forzate, dove la ricerca di un mondo in comune ci attira come una dolce calamita, dove l’odore della libertà è forte, pungente e inconfondibile, proprio là anche le soggettività non umane possono farsi ascoltare.

In un mondo futuro da cui si spera saranno spazzate via tutte le gerarchie, dove il colore della pelle sarà parte di un arcobaleno smagliante, dove i sessi e i generi potranno manifestarsi nella loro pienezza e gioia, dove ogni individuo potrà godere della vita che ha, in questo luogo speciale potrà e dovrà esserci uno spazio per tutt*.

E per tutt* intendiamo proprio tutt*, animali compresi.
Animali la cui vita viene accesa e spenta ininterrottamente da noi “umani”, animali la cui vita ha valore solo se comparata alla nostra, la cui vita viene monetizzata dal primo respiro dentro una gabbia fino all’ultimo dentro a un mattatoio.

Così come dalla tenebra dei tempi le donne sono state costrette ai desideri e agli scopi della società patriarcale, obbligate a ruoli subalterni e faticosi, così gli animali “da reddito”, da tempo immemore, sono programmati, progettati per essere schiavi perfetti.

Le donne ribelli, le lesbiche e le trans, le persone non conformi, fuori dalle norme, nel corso della storia sono state isolate, torturate, mutilate, psichiatrizzate, silenziate, nascoste, annientate e uccise. Così continua a succedere agli animali da allevamento: selezionati per renderli docili e sottomessi, omologati a forza, soggiogati per servire, resi, come le donne, oggetti e sacrificati per le abitudini e i piaceri umani.

Ma le donne ribelli, col loro spirito antagonista e la loro voglia di libertà, sono sempre sopravvissute alla storia mortifera che le voleva mute e devote e hanno indicato ad altre la strada per costruire insieme un pensiero che costeggia tutta la storia umana, che corre e intreccia le storie individuali e ci rende consapevoli della nostra libertà offuscata.

Così hanno da sempre fatto gli animali prigionieri nelle stalle e negli allevamenti. Da sempre sono in cerca di un pertugio da cui scappare, della gabbia da poter aprire, di una catena da poter spezzare. La forza dei loro corpi però non è nulla rispetto ai potenti metodi di contenzione messi in atto nei loro confronti. Le loro evasioni hanno quasi sempre un esito tragico: se ce la fanno a ribellarsi o fuggire vengono uccis* o immediatamente riportat* all’ordine.
I loro tentativi di conquista della libertà sono sempre derisi e frustrati.

Eppure resistono.
Come le donne e tutte le soggettività libere
Da sempre.

Noi chiediamo che, in un movimento dove la libertà non è una parola vuota sbandierata con leggerezza, ma è la rivendicazione del succo stesso della vita, da poter gustare fino all’ultima goccia, si inizi a pensare seriamente anche alla libertà di chi non ha nessun privilegio, neppure quello di essere un uman*, alle vite dei “corpi che non contano”, oppresse da sempre. Vite che hanno code e zampe, pinne e ali. Vite di esseri sensuali che vogliono, come noi, prendere parte alla strepitosa avventura dell’esistenza piena.

Solidarietà ai 57 miliardi di animali che in questo momento sono rinchiusi negli allevamenti del mondo.
Vi chiediamo 57 secondi di silenzio per immaginare la loro sofferenza.
57 secondi per pensare che la loro morte non aumenta la nostra libertà, anzi!
#LOTTOMARZOANCHECONLORO #weanimaltoogether

5. ArciPELAGA ovvero un percorso transfemminista per ripensare ai territori in cui viviamo: “Se io avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com’è, perché tutto sarebbe come non è, e viceversa! Ciò che è non sarebbe e ciò che non è sarebbe”. Così come nel mondo di “Alice nel Paese delle Meraviglie” noi procediamo immaginando il nostro.

Questa, che per ora è un’idea, vorremmo si trasformasse in progetto.
ArciPELAGA è un’utopia concreta sulla quale ha senso impegnarsi perché realizzabile. Un modo per dare luogo-corpo allo slogan che accompagnerà la giornata di sciopero dal lavoro riproduttivo e o di cura di Lotto marzo di quest’anno, non solo per rendere pubblico il lavoro di cura ma per traslocarlo in gran parte in spazi pubblici, liberandolo dalle case private, e vivendolo come “cura condivisa” tutto l’anno e non un giorno solo… ArciPELAGA è una possibilità e in alcune realtà per molti aspetti già una pratica in questo movimento.

5.1 perchè ArciPELAGA? Pelago significa mare profondo, mare alto, e in senso figurato anche “mare di guai”: idealmente ArciPELAGA richiama la marea femminista di corpi femminili e femminilizzati che, facendo tempesta, creano e creeranno un mare di guai all’eteropatriarcato.
5.2 cos’è arciPELAGA? ArciPELAGA è “un’utopia concreta” e può trasformarsi in realtà perché nasce da un bisogno diffuso di autogestire spazi collettivi con altre pratiche; utopia perché ancora non esiste se non come progetto, concreta perché realisticamente praticabile. Arcipelaga è un insieme di Isole che sono stanze di un sé collettivo in rete con tanti altri sé e in relazione con il resto della città; isole perché incarnano il mondo meticcio che vorremmo, che procede con metodi e pratiche femministe, di cooperazione e solidarietà contrariamente all’esterno, al quale però sono connesse attraverso ponti relazionali. Attraverso arciPELAGA vogliamo quindi generare isole meticce in ogni quartiere di ogni città, isole che diano cittadinanza a tutti i corpi, umani e non; isole autogestite da* cittadin* dove traslocare gran parte del lavoro di cura e riproduttivo, per liberare i corpi il più possibile dall’obbligo solitario della cura di altri corpi dentro le pareti domestiche, nel privato. L’idea di lanciare la campagna nasce proprio dal tentativo di rendere concreta la possibilità di traslocare nello spazio pubblico il lavoro di cura e di riproduzione, gli spazi di relazione e elaborazione collettiva, ArciPELAGA reclama quindi l’occupazione di spazi transfemministi da rigenerare e/o la cessione di spazi sfitti, o confiscati alla mafia, in comodato d’uso gratuito da parte dei Comuni in un sistema di scambio tempo/competenze, da parte delle persone che abitano il quartiere. In ciascuna delle isole di ArciPELAGA dovrebbe esserci un asilo per bimb* di varie età aperto tutto il giorno e fino a tarda sera (un’idea di allevare la prole in modo collettivo, con più figure di riferimento e in una dimensione di maggiore socialità), e una Casa di quelle di “una certa età. Un’isola in ogni quartiere unita in una rete: l’arcipelaga. #wetoogether nella pratica di vita quotidiana. Ce la sogniamo con una biblioteca, spazi culturali, svariati laboratori di trasmissione di mestieri antichi, un ambulatorio di primo soccorso, per umani e non, un ufficio dove prenotare tutte le visite, un punto di prima accoglienza per chi subisce abusi e violenze, laboratori degli antichi mestieri, un centro culturale, la sala del commiato laico, e/o tutto quello che nascerà nell’autogestione dello spazio nel contesto in cui sarà inserito. Infiniti ponti possono collegare le isole dell’arcipelago sia accogliendo cittadin* di altri quartieri sia nel sistema di scambio tempo-competenze. Metodi e pratiche relazionali femministe governerebbero le relazioni tra le persone sulle isole e sarebbero costante motivo di contaminazione degli interi quartieri per gli eventi e gli scambi tra modi di abitare diversi.
Come nasce arciPELAGA ? Il nome e l’idea nascono dal tavolo TCTSU, la suggestione arriva da NUDM Catania: nel corso dell’ultimo incontro catanese di gennaio ci si pone il problema di come rendere concreto il desiderio di traslocare nel pubblico il lavoro di cura, a questo proposito Emma racconta l’idea dell’Isola nel quartiere [Emma Baeri e Dorotea Coco, Le donne, il tempo ritrovato e le istituzioni a Catania, in C.Adami, A.Basaglia, F.Bimbi, V.Tola (a cura di) Libertà femminile e violenza sulle donne, Franco Angeli, 2000, Mi].



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