Flash: un racconto di Roberta Salardi

Salardi Roberta

Flash un racconto di Roberta Salardi
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Tutti questi flash negli occhi… pugni di riso per gli sposi… fotografati io e la bara; io senzala bara; io e la mamma; io senza la mamma… sempre io al centro… altrimenti io e lamamma abbracciati”Ma, ecco, è lei! E’ lei!” al mio fianco sul sagrato… vestita di bianco, radiosa… ha un velosemitrasparente davanti al viso per nascondere pudicamente l’emozione (“C’era sangue sullafacc…?”) la sua espressione dolce, ridente, gli occh…tutti aspettavano noi qui fuori: il sindaco, i conoscenti, i giornalisti, i carabinieri… la cittàintera (la famiglia e la città tutta piangono la perdit…riunita per festeggiarci… gente venuta anche da fuori… abbracci, strette di mano, la gioiacollettiva, spontanea per la felicità di due giovani così belli… non osano baciare la sposaperché è velata e un po’ ritrosa… allora stringono la mano a me, m’invidiano… lei irradialuce da tutto il corpo, fa sbocciare la primavera tutt’intorno… la gente la vuole guardare(quello sfregio sull’occhio…non riusciva più a vedermi… a tentoni nel buio… cercava un me che non riusciva più atrovareil vento è così dolce e gentile e noi così leggeri che potremmo essere trasportati su unanuvola (no, è impossibile che mi guardi da lassù) le persone ci portano in palmo di mano(uno scricchiolio quasi silenzioso) in onore della giovinezza, della felicità! (un cedimento diqualcosa… cosa avrà ceduto per prima? una falange, una costola? nella spinta contro ilmuro o giù per le scale) la gente ci solleva, ci porta in trionfo… con le mani riusciamo asfiorare le fronde degli alberi, i fiori… come bambini sulle altalene… inebriata dal profumo,lei respira profondamente (era mai successo in cantina?) ma saliamo sempre di più,trasportati… entriamo dentro l’ombra fresca, odorosa (a un certo punto una sostanza piùscura, più densa) degli alberi (le mani lordate, grondanti, dove…?a guardare tutto e tutti da questo punto, da questo momento (e se questo fosse l’ombelico delmondo? perché aver paura di scendere?) oggi avrebbe potuto essere (dove lavarmi adesso?) il giorno del nostro matrimonio e questa gente qui radunata i nostri invitati… (ma sì, una doccia e via) che cosa resta della vita di una persona? (Que reste-t-il de nos amours…?) di un corpo? il suo patrimonio genetico sugli asciugamani, sotto le suole delle scarpe… impronte e capelli, sudore e sangue… e le ossa, il franare delle ossa come sabbia… il collasso della gabbia toracica sotto il peso… e la frattura della scatola cranica come un pigoliouna volta dentro l’uovo c’era un pulcinonoi due saremo felici e domani avremo un bambino, riguarderemo insieme le foto di questogiorno… io capelli come il grano, tu occhi come il cielo, le cugine unite dal sorriso (ifotomontaggi sui rotocalchi… “I top erano bianchi o rossi?” e tu come ti vesti?) le vostrebraccia intrecciate (i ghigni del taglia-e-incolla sul web, le gemelle scolpite nella rocciacome i presidenti degli States) tu e i bambini, io coi genitori (io, la madre e la tomba) chi deipresenti potrà dimenticare il giorno più bello della nostra vita? (o forse dall’alto mi staiguardando e mi dici: per questo tuo sogno di oggi ti perdono) tu coi miei genitori (è cosìbuona) mio padre ti stima molto (“Che ricordo avete?” “Un ricordo bellissimo”) non una
maldicenza, non un commento fuori luogo… è proprio una brava ragazza (ma la luce dellataverna è chiara o scura?) un delitto senza movente… chi può averle voluto del male? eratroppo buona… un bellissimo nome… non tutti riescono a perdonare… molto superiore allamedia… a un certo punto della messa, lo sguardo della madre… un dubbio (non sono piùcosì sicurauna nuvola che è subito passata, scacciata dal sole, che ora è di nuovo forte, accecante,sarebbe bastato un soffio di vento (a volte anche il tono della voce conta, una sfumatura) etutte quelle nuvole laggiù dietro quegli alberi ora sarebbero sopra di noi (una spinta un po’più forte) ci avrebbero guastato la giornata… noi oggi non saremmo così felici comeadesso… anche il matrimonio è legato a una piccola cosa, una semplice parola: sì… ma ilno è una parola terribile, può annientare una persona in un attimo o anche tante persone…l’afflusso di sangue al cervello, buio e sangue, i muscoli contratti (già alla prima spinta haceduto qualche osso, è stato un invito a non fermarsi) un invito a nozze… hai volutoinfiocchettare personalmente tutte le bomboniere, ore e ore di lavoro minuzioso con le ditasottili… le tue dita ora incoronate da uno splendido anello (che bello! è troppo per meda qui prendere la rincorsa e partire veloci con le auto, andare a pranzo tutti insieme, riderefra un sorso e l’altro (i sorrisi stampati e ristampati, fili di trame intessuti dai romanzieri) hafatto bene Paola a pubblicare i suoi ricordi: non ha diritto ciascuno di raccontare le propriestorie? devono confezionarle, infiocchettarle e spedirle a casa sempre e soltanto i grandigruppi editoriali? i maitres à penser? gli opinionisti? i benpensanti? gli psichiatri? i preti? iprotagonisti di una tragedia lasciati in pasto ai giornalisti… il proscenio di un teatro anticotrasformato in un’arena con lo scempio dei gladiatori… gli animali che si dividono gliavanzi, se li strappano di bocca… cosa restava al centro del Colosseo dopo la lotta coileoni? l’unico monumento europeo rientrato fra le sette meraviglie… corrono con le jeepnella savana per riprendere da vicino i pasti delle fiere… l’affondo delle zanne nellacarotide… membra disfatte in pozze ditu da sola su quella scala con la faccia voltata… rimarrai per sempre a testa in giù nel buio(o c’era una luce fioca? di colore indefinito? senti, dimmi una volta per tutte: i tuoi occhisono azzurri o verdi?) abbandonata da tutti… (“Alla fine non ho osato avvicinarmi, mifaceva impressione”) la caduta nel vuoto… la pena degli ultimi momenti, quando ormail’ultimo colpo diventa un gesto di pietà (chi potrebbe fare del male a una ragazza così?) tipenserò tutta la vita e anche dopo… per queste cose non c’è perdono, non c’è più fine néinizio… la vita ora non finirà più, non ricomincerà da un’altra parteintanto scendi la gradinata con le damigelle sorelle che ti reggono lo strascico, i parenti cosìemozionati che applaudono, non sanno come contenere la gioia di un attimo unicoirripetibile, le nostre intere esistenze fissate in un frammento di luce (For ever young…)immortalate per sempre (l’ultimo saluto della folla al feretro bianco) “Magnifico il taglio delvestito! La sagoma di un fiore che si apre…” sono di tutti voi, sposo il mondo… questo è ilmio corpo, offerto in sacrificio per la famiglia… “La sposa vestita di bianco è la vittimasacrificale…” dicevi… e lo faccio con gioia… prendetemi tutti… baciata dal sole sullepalpebre, sulla fronte… i raggi che scendono lungo la gola, sul petto, nella scollaturaprofonda (il sangue prorompeva così abbondante che non capivo più da dove usciva…anche a volersi fermare come fare? le palpebre, abbassandosi, ti calavano nell’ombra, lacantina buia ti aspettava… La cantina buia dove noi… chiudeva le sue mura intorno a te, tiriconsegnava all’indistinto che ti ha preceduta di mille secoli e ancora per mille ti terràe lì sugli ultimi gradini qualcosa era cambiato: tu non c’eri più… si vedeva una cosa, non socosa (“Il colore del viso non lo ricordo.” “E’ sicuro? Era bianco o insanguinato?” e il vino2
come lo prendiamo? “C’era del sangue?” “Era bianco, doveva essere bianco per forza, laluce era chiara”) fin troppo (Chiara, sei troppo per me) diafana, materia terrosa e molle (gliinquirenti cercano materiale organico sull’intonaco, sullo stipite della porta) ma tu non c’eripiù: eri già nel buio, assorbita nel tessuto d’ombra che avvolge l’universo, che ci alitaaddosso (eri diversa, inquieta, infelice: voglio stare da sola) e a un tratto anche le paretiintorno si sono fatte friabili, sgretolabili (le impronte delle mani insanguinate sulle porteforse le rendono più vere? è per questo che gli obiettivi non fanno che inquadrarle?) forsetutto stava per sparire nel nulla (mi fa un po’ paura scendere in taverna, sai? “Mi facevaimpressione la tromba delle scale”ma da quella parte c’è la strada, con i clacson, le auto infiorate, le pellicole impressionatedalla luce, le divise, il tricolore, i microfoni, le mani alzate, le grida (“Viva gli sposi!”) gliinsulti, i pugni di qualcuno che non riesco a vedere bene in volto… “Eccolo, è lui! E’ lui!”Brad! Brad, gli occhiali! Gli occhiali scuri, Brad, per favore! Guarda di qua! Brad Pitt! Perfavore, solo uno scatto, Brad!Pubblicato nella raccolta di racconti Regressioni (Effigie, Milano 2010



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