A fianco del popolo Guarani Kaiowà

popoli_indigeni_dal_zaccaria_

lettera guarani kaiowa

lettera guarani kaiowa (2)

Sua Eccellenza Ambasciatore Antonio de Aguiar Patriota

Le organizzazioni, i movimenti, le istituzioni e le realtà tutte che Le inviano questa lettera,
intendono manifestare la propria preoccupazione e indignazione circa la situazione delle popolazioni indigene del Brasile, con specifico riguardo ai Guaraní Kaiowá del Mato Grosso do Sul, per le continue violenze perpetrate contro questo popolo.
Siamo preoccupati del fatto che il governo del Brasile non garantisce la demarcazione del
suo territorio ancestrale: pertanto i Guaraní Kaiowá sono costretti a vivere in piccole porzioni di
terra accerchiate da piantagioni di canna da zucchero e di soia che richiedono un uso intensivo di
sostanze agrotossiche che avvelenano tanto i fiumi quanto il suolo. Condizioni queste che gli
impediscono di coltivare, cacciare, pescare, così come di usare le erbe medicinali, ovvero di vivere
secondo le loro tradizioni culturali.
Ci preoccupa che i governi brasiliani che si sono succeduti non abbiano onorato i loro
impegni di delimitazione dei territori Guaraní-Kaiowá e degli altri indigeni come previsto dalla
Costituzione, esponendo i Guaraní-Kaiowá a ogni tipo di violenza con l’obiettivo di espellerli da ciò
che resta delle loro terre ancestrali.
Ci preoccupano iniziative governative come la Proposta di Emendamento della Costituzione
(PEC) 215 e il decreto legge n. 80 del 19 gennaio del c.a., emanato dal Ministero della Giustizia,
che modifica il processo di demarcazione delle terre indigene trasferendo la competenza dalla
FUNAI ad un gruppo tecnico dipendente dal ministero, che avrà il potere di rivedere e addirittura
revocare le aree già delimitate. Il congelamento e la riduzione di queste aree provocherebbero
l’incremento della deforestazione e l’accelerazione del genocidio.
Ci preoccupa l’implementazione dell’ipotesi del “marco temporal” secondo cui possono
essere riconosciute come terre indigene soltanto le aree che erano effettivamente occupate dagli
indigeni al momento della promulgazione della Costituzione Federale, nell’ottobre del 1988. Siamo
consapevoli che si tratta di una reinterpretazione della Costituzione brasiliana e che tale criterio nontiene conto di tutte le violazioni subite dagli indigeni prima e durante la dittatura militare, e che
molte comunità non si trovavano nella propria terra perché erano state espulse o sterminate.
Ci preoccupa che aree che sono già state delimitate e legalmente dichiarate come terre
indigene restino nelle mani di persone non indigene, e che tale conflitto per la terra fa in modo che
molti Guaraní Kaiowá restino in accampamenti situati ai bordi delle strade che attraversano le terre
dove vivevano, subendo violenze indicibili: minacce, aggressioni, attacchi con prodotti chimici,
torture, stupri, omicidi – in Brasile tra il 2013 e il 2017, secondo i dati della CIMI, sono stati uccisi
891 indigeni, 436 dei quali nel Mato Grosso do Sul.
Ci preoccupano i suicidi. L’angoscia, l’emarginazione e la violenza si manifestano in modo
particolarmente tragico nell’enorme numero di suicidi. Secondo le stesse comunità più di mille
uomini, donne e ragazzi si sono suicidati negli ultimi 20 anni. Solo fra il 2000 e 2008 si sono
registrati 410 suicidi, e fra questi molti adolescenti. Nulla di concreto è stato fatto per prevenire tale
tragico fardello di vite umane, e, d´altro lato, è quasi totale l´impunità di coloro che hanno torturatoo assassinato indigeni in Mato Grosso do Sul.
È legittimo che le popolazioni indigene del Brasile rivendichino di vivere nel proprio
territorio ancestrale, in accordo con la Costituzione, con le leggi brasiliane e con il diritto
internazionale, e in armonia con la propria cultura, tradizioni, lingua, nonché di coltivare e cacciare
rispettando l’ambiente. La loro richiesta non riguarda tutto il territorio da essi tradizionalmente
occupato: stanno chiedendo indietro solo una piccola area del Tekoha, proprio territorio sacro, che
rappresenta meno dell’1 % delle terre del Mato Grosso do Sul.
Chiediamo che si fermi il genocidio contro i Guaraní Kaiowá. Gli attacchi alla terre
indigene, così come l’alto numero di suicidi in questa popolazione, dimostrano che il reato di
genocidio continua a verificarsi secondo la definizione della Convenzione dell’ONU del 1948.
Ricordiamo che nel 2002, lo Stato brasiliano ha firmato il Trattato 169 dell’OIT sui Popoli Indigeni
e Tribali (1989) che stabilisce l’obbligo dello Stato di garantire la protezione dei popoli indigeni, la
loro integrità, tutela dei diritti umani, del proprio territorio, patrimonio e dell’ambiente, così come la loro partecipazione alla definizione delle politiche che li riguardano. Ricordiamo anche che il 28
marzo del corrente anno, il presidente della FUNAI, Antonio Costa, ha ufficialmente dichiarato che
la demarcazione delle terre già legalmente riconosciute ai Guaraní Kaiowá è in ritardo di decenni,
che sin dal 2007 è stato firmato un accordo del governo per regolarizzare 36 territori, e ha promessouna soluzione celere a questa chiarissima violazione del diritto degli indigeni.
Per tutto quello che abbiamo esplicitato, sollecitiamo che Sua Eccellenza si attivi presso le
competenti autorità brasiliane affinché i diritti dei popoli indigeni siano rispettati, le loro terre
delimitate, cosicché essi possano vivere finalmente in pace. Ricordiamo l’importante contributo dei
popoli originari nella tutela dell’ambiente, e che la demarcazione delle loro terre, prima ancora che
essere un diritto, sarebbe inestimabilmente propizia per il nostro pianeta.
Non è pensabile che una nazione che si considera una democrazia, e che è ancora
internazionalmente riconosciuta come regime democratico, veda, al suo interno, accadere brutali,
eclatanti violazioni dei diritti umani, e l´omissione dello Stato democratico di diritto.
Aderiscono:
Amnesty International – Sezione italiana; Associazione Akicita, Bergamo; Associazione Amig@s
del Movimento Sem Terra, Italia; Associazione Amici del Guatemala Onlus, Siena; Associazione
Huka Hey, Pordenone; Associazione Coordinamento Pace, Cinisello Balsamo; Associazione Il
Cerchio – Coordinamento italiano ai/dai Nativi Americani; Associazione Immigrati
Extracomunitari, Pordenone; Associazione Italia-Nicaragua”/“ITA-NICA” Livorno; Associazione
Kiwani, il Risveglio (Firenze); Associazione Alac, Associazione Latino Americana, Cremona;
Associazione Papalagi, Roma-Torino; Associazione Wambli Gleska, Ravenna; Caffè Basaglia,
Torino; CarovaneMigranti, Torino; Centro Sociale Casaloca, Milano; Centro Studi Sereno Regis,
Torino; Circolo Culturale Primomaggio Perugia; Circolo Legambiente Pisa; Comitato Università di
Torino America Latina e Caraibi, Torino; Comunità di Mondeggi Bene Comune, Fattoria Senza
Padroni Firenze; CO.RO – Comitato Roraima, Torino; GIGA- gruppo insegnanti di geografia
autorganizzati, Pisa; Ecomapuche, Milano; Fondazione Lelio e Lisli Basso, Roma; Libera università
popolare A. Bicchierini, Livorno; Mininotiziario America Latina dal basso, Lucca; Pax Christi
Italia;Plaza de los pueblos, Milano; Pro Civitate Christiana, Assisi; Reti di Pace; Roma; Rete
Mapuche, Milano; Sinistra italiana, Torino; SoconasIncomindios/Comitato di Solidarietà con i
Popoli Nativi Americani, Torino; Sur-Società Umane Resistenti, Torino; Survival Italia; Tamburi
Parlanti- Patrimoni in Dialogo, Torino; TeatroDis_Occupati, Roma; Tribunale Permanente dei
popoli; Women in Culture; Ya Basta Roma/Milano



I commenti sono chiusi.