Zygmunt Bauman: Modernità Liquida – Facebook

Zygmunt Bauman

a cura di Zygmunt Bauman

Facebook è un esempio molto importante, che spiega quello che si sta verificando nella società contemporanea. Io non approvo né disapprovo. Sto semplicemente cercando di spiegare, in base alle mie conoscenze, quali decisioni siete chiamati a prendere, in direzione di una vita vera, degna di essere vissuta. Un altro punto che vorrei toccare ha a che fare con uno studente del primo anno dell’Università di Harvard: Mark Zuckerberg. Lui afferma di aver inventato Facebook, ma i suoi colleghi la pensano diversamente: dicono che ha rubato la loro idea. Facebook oggi vale cinquanta miliardi di dollari nei mercati azionari. 500 milioni di persone sono membri attivi di Facebook. Chiaramente Mark Zuckerberg, una persona ricca di inventiva e di creatività, una persona intelligente, mettetela come volete, ha trovato una miniera d’oro. E quindi mi domando che tipo di miniera d’oro sia: forse una miniera d’oro di paura? di solitudine? L’antenato di Facebook, per così dire, è stato il Walkman, che consentiva di ascoltare la radio in qualunque posto della casa. Come fu creata la domanda? Con uno slogan. Uno slogan molto intelligente: “Mai più da soli”. E questa era una miniera d’oro, tante persone temevano di restare sole. Il perché cercherò di spiegarlo, ma dovrò ripetermi. La risposta è: perché le nostre connessioni con gli altri sono fragili, perché regna l’incertezza. Ciò di cui abbiamo più paura è la paura di essere respinti, di essere esclusi. Nel senso generale del termine: respinti dalla famiglia, da un compagno, dalla comunità di amici, dal capo ufficio, dal capo dell’azienda per cui lavoriamo. La paura di essere respinti in qualunque luogo in cui si esprima la società. È questa, secondo me, la miniera d’oro. C’è una differenza tra questo vivere insieme, che impedisce appunto la solitudine, nel network e nella comunità. E qual è questa differenza? La metafora che ho utilizzato nei miei libri è quella dei microfoni nei confessionali. Il confessionale è il simbolo del luogo più intimo, del segreto più intimo che voi volete far custodire solo a Dio, o a un amico molto selezionato con cui decidete di confidarvi. Normalmente il confessionale garantisce questa estrema intimità. Immaginate che nel confessionale vengano messi dei microfoni, e che il vostro segreto venga divulgato attraverso degli altoparlanti in una piazza. Immaginate questa situazione: è esattamente quello che sta succedendo oggi. Il 61% dei ragazzi inglesi, all’inizio del proprio percorso scolastico, si è esposto virtualmente nudo: su Facebook, appunto. Questi ragazzi hanno confessato la loro difficoltà a parlare, proprio mentre parlavano pubblicamente mettendo in piazza le loro persone, le loro preferenze, i loro peccati, qualunque cosa insomma. Perché i giovani si comportano così? Perché, cari amici, il modello di esserci, cioè di provare la propria esistenza, è cambiato in modo significativo negli ultimi trecento anni, rispetto a quando Cartesio disse: “Cogito, ergo sum”. “Penso, dunque sono”: questa era la certezza assoluta, e non è più valida oggi. Se Cartesio oggi fosse qui… be’, ovviamente è una battuta, ma l’argomento è serio… se fosse qui direbbe: “Ho visto in TV, dunque sono”. Forse questo sarebbe l’assioma, tradotto oggi. Signore e signori, solo i personaggi famosi possono dirlo. Noi siamo persone comuni. Noi non andiamo in TV e non possiamo ragionare così, e quindi dobbiamo cominciare a dubitare della nostra esistenza. Facebook è la risposta per l’uomo della strada, è l’edizione per l’uomo comune, la versione comune dello stare sotto i riflettori, del comparire in TV o sui rotocalchi patinati. La domanda quindi è: perché le celebrità vengono guardate con tanta ammirazione? Perché ciascuno di noi parla di loro, guarda a loro con interesse, le celebrità sono appunto oggetto di sguardi in ogni parte del mondo. Celebrità è colui che è noto per essere noto. Questa è l’identità delle celebrità. Quello che le rende delle celebrità non è tanto ciò che fanno, quanto il fatto che milioni di persone le guardino e parlino di loro. E nel momento in cui vi esponete attraverso il vostro account su Facebook, voi avrete la possibilità di essere guardati da molte persone: verrete notati. È come se vi metteste sul mercato, per essere venduti. È un progetto ideato e realizzato da cercati o ignorati, non lo sapete: è un rischio da correre. Come un bene di consumo lanciato sul mercato, ciascun prodotto di questo tipo corre il rischio di essere ignorato. Però ogni rischio include un’opportunità. Non c’è mai la sicurezza di vincere, è come comprare un biglietto della lotteria: ma comprando almeno un biglietto, anche se ovviamente non sarete sicuri di vincere, potrete almeno sperare. Questo stesso gioco di probabilità vale con Facebook, Myspace, Twitter, che grazie a Mark Zuckerberg sono diventati una miniera d’oro, proprio perché c’era questa miniera da scavare. L’oro è la paura della solitudine, risultato inevitabile di legami sempre più fragili. Penso che, se comincerà a svanire questa paura, diminuirà il numero di persone che stanno sedute per ore a chattare su Facebook.



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