Invidie, gelosie, vendette, interruzioni di rapporti, separazioni e rifiuti sentimentali sono le cause che spingono lo stalking al femminile

stalking femminile01

stalking femminile02

stalking femminile04 (1)

stalking femminile04 (2)

stalking femminile05

stalking femminile06

stalking femminile07

a cura dei dottori e psicologi Gaetano Giordano e Fabio Nestola

Quando la stalker è una donna. Ricerche e Dati condotta dai dottori e psicologi Gaetano Giordano e Fabio Nestola. Invidie, gelosie, vendette, interruzioni di rapporti, separazioni e rifiuti sentimentali
sono le cause che spingono lo stalking al femminile.

I dati provengono dai quotidiani nazionali e/o locali che rendono disponibili versioni on-line; il monitoraggio sullo stalking femminile ha riguardato tutte le notizie – nessuna esclusa – reperibili in rete.
Le notizie originali sono consultabili sul blog violenza-donne.blogspot.com, dal quale sono anche linkabili le fonti.

Tabelle riassuntive

FASCIA D’ETÀ
della stalker

Your ads will be inserted here by

Easy Plugin for AdSense.

Please go to the plugin admin page to
Paste your ad code OR
Suppress this ad slot.

RIPARTIZIONE SUL TERRITORIO

VITTIME
fino a 20 anni 1 NORD Uomo
da 21 a 30 11 15 23 ¬¬¬¬+ 1
da 31 a 40 12 CENTRO Donna
da 41 a 50 12 14 14
oltre 1 SUD E ISOLE più soggetti
n.d. 3 6+5 2

Il Decreto Sicurezza che conteneva “misure contro gli atti persecutori” (stalking) è stato varato il 23 febbraio 2009 (DL n°11), poi convertito in legge il 23/4 (38/09), pubblicata sulla G.U.n° 95 del 24 aprile,
A partire dal 23 febbraio, pertanto, è possibile monitorare gli episodi di cronaca che prima di allora facevano riferimento ai reati di molestie, maltrattamento, ingiurie, minacce, percosse, lesioni, danneggiamento etc., ora accorpati nello stalking qualora siano espressione di un comportamento persecutorio continuato nel tempo.
La norma novellata – art. 612 bis – nasce con l’obiettivo dichiarato di contrastare la persecuzione di genere, ove per “genere perseguitato” si intende il solo genere femminile. Quasi che lo status di vittima sia riferibile esclusivamente ad una figura femminile, mentre al genere maschile viene comunemente associato il monopolio della violenza agita, mai subita.
Una percezione ricorrente circoscrive la violenza femminile a fenomeni del tutto marginali, sporadici e poco significativi; i procedimenti giudiziari e gli episodi di cronaca nera testimoniano, purtroppo, una realtà profondamente diversa.
A sei mesi dal varo della Legge 38/09, un primo monitoraggio registra 40 casi riportati dai media di comportamenti persecutori, violenti e/o molesti, tenuti da donne
ETÀ – L’età della stalker riserva poche sorprese: un solo caso in entrambe le fasce estreme under 20 ed over 50, mentre nelle fasce intermedie si concentra la larga maggioranza dei casi, con un picco di 12 casi (31%) nelle fasce 31-40 e 41-50 anni. In tre casi le fonti non riportavano l’età della donna denunciata per stalking
RIPARTIZIONE SUL TERRITORIO – sostanzialmente uguale il numero di episodi verificatisi al nord (15) ed al centro (14), mentre un sensibile calo si registra nei casi accaduti al sud (6) e nelle isole (5), che accorpati raggiungono il 27% dei casi totali verificatisi in Italia nel periodo di riferimento. Si tratta di un dato in controtendenza rispetto alla casistica dello stalking maschile, nella quale le percentuali nel meridione e al nord si equivalgono (rispettivamente 41 e 40%) mentre si registra una forte flessione nel centro (19%)
MOVENTE – come previsto dal Legislatore, il profilo critico delle relazioni di coppia risulta essere prevalente tra i motivi che generano il reato di stalking.

SEPARAZIONI E DIVORZI
6

RELAZIONI INTERROTTE
18

RELAZIONI RIFIUTATE, OMO ED ETERO
9

MOTIVI ECONOMICI
2

INVIDIE, VENDETTE, RANCORI DI VARIA NATURA
5

Separazioni e divorzi incidono per il 15% (6 casi)
Le relazioni interrotte, sia etero che omosessuali, sono la maggioranza: 45% (18 casi)
Le relazioni mai nate a causa di un rifiuto scatenano reazioni persecutorie nella misura del 23% (9 casi)
Molestie varie, con scarsi elementi valutativi forniti dalle fonti, sono il 13% ( 5 casi)
Anche uno dei due casi catalogati come “motivi economici” (Aversa, 25/5) deriva da un divorzio, ma senza accenni a gelosia morbosa o tentativi di imporre una riconciliazione: la persecuzione della stalker era finalizzata ad ottenere dalla vittima somme di denaro più ingenti rispetto a quanto stabilito in tribunale
VITTIME – in 14 casi la vittima è una donna, in 23 un uomo adulto, in 1 caso la vittima è un minore di sesso maschile (Torino, 10/4), in 2 casi vi sono vittime plurime non sempre quantificabili, in quanto la denuncia per stalking è stata presentata da una famiglia (Campobasso, 4/6) e da un intero condominio nei confronti di un’inquilina molestatrice (Genova, 13/5). In un caso simile di molestie al vicinato, invece, (Rio Marina, 16.8) ci sono vittime identificabili in quanto le persone stalkizzate sono un uomo ed una donna.
————–
Questi primi dati smentiscono due postulati

1. Anche le donne perseguitano le donne. È falso pertanto che le donne molestate siano vittime della violenza agita esclusivamente da uomini.
2. Anche le donne perseguitano gli uomini. Sono false pertanto le teorie dominanti che circoscrivono ruoli stereotipati: donna/vittima e uomo/carnefice

Punto 1) – Nel 36% dei casi monitorati la stalker molesta una donna, con motivazioni varie: l’incapacità di accettare l’interruzione di un rapporto saffico, l’attrazione non corrisposta per una partner eterosessuale, il binomio invidia-vendetta, il disegno persecutorio ai danni della nuova compagna del proprio ex.
Punto 2) – La persecuzione di genere non è affatto unidirezionale, anche la donna è in grado di perseguitare, insultare, molestare, usare violenza fisica e psicologica, pertanto anche la figura maschile può esserne vittima.
La violenza femminile in generale, ed il female-stalking in particolare, sono oggetto di studio in diversi Paesi europei ed extraeuropei , solo in Italia non esiste alcuna indagine ufficiale che studi le vittime di genere maschile, come non esiste alcuna struttura pubblica di accoglienza se ne occupi
Dal monitoraggio emerge una percentuale del 58% di vittime maschili (23 casi su 40 presi in esame, 24 considerando il caso che coinvolge un minorenne), ma in questa sede non è importante stilare classifiche; interessa piuttosto far emergere un aspetto finora ignorato dai promotori della legge sullo stalking, vale a dire la necessità di prevenire, contenere e sanzionare qualunque forma di violenza, indipendentemente dal genere di autori/autrici e vittime.
—————-

Si rende inoltre necessario sottolineare un elemento, legato alle motivazioni che spingono la stalker ad agire: nella maggioranza dei casi anche la persecuzione D>D ha come reale obiettivo un uomo.
Quando una donna separata compie atti persecutori nei confronti della nuova compagna del proprio ex, l’intento sembra essere quello di rendere all’ex partner la vita impossibile, creare ostacoli, incrinare l’armonia della nuova coppia, se possibile spingerla alla rottura.
La persona abbandonata, in modo particolare quando non riesce a ricostruire una nuova relazione, può percepire come insostenibile la felicità dell’ex partner, colui che identifica come causa scatenante del proprio dolore e della propria solitudine.
L’accettazione passiva aggrava il malessere psicologico, l’azione quindi può avere una valenza sia risarcitoria che ostativa, oltre ad essere terapeutica per chi la mette in atto. Agisce perché “deve”, l’acting-out persecutorio diviene la terapia per stare meglio, o illudersi di stare meglio.
Ha inizio uno stalking indiretto, con un bersaglio occulto ma reale (l’ex partner) ed uno palese ma strumentale (la nuova compagna). Lo stalking verso una nuova partner sembrerebbe essere, con molta verosimiglianza, più un modo per colpire l’ex partner che non una mera espressione morbosa della propria gelosia.
La stalker potrebbe anche essere in buona fede. Probabilmente riconosce come persecutorie le proprie azioni, ma la persecuzione viene legittimata nella misura in cui considera “giusto” punire l’ex partner attraverso la distruzione di quella felicità lei non riesce a ricostruire.
La stalker non ha alcun legame con la vittima palese, se non quello di percepirla come fonte di felicità per la vittima occulta: non ha motivi di rancore pregresso, non vi sono debiti insoluti, carriere ostacolate, vecchie ruggini o faide familiari, spesso non la conosce affatto (es. Modena 26/3; Lucca 18/3; L’Aquila 12/3, Siena 25/6), .
Se ne deduce che XX non sarebbe stata mai perseguitata se non si fosse legata ad YY, precedente partner della stalker. La vendetta trasversale colpisce in funzione del ruolo sociale, non per caratteristiche individuali della vittima.
L’obiettivo sembra quello di fare terra bruciata attorno all’ex coniuge, chiunque sia la nuova partner. Quindi costei, pur apparendo vittima palese di stalking, in realtà è solo lo strumento attraverso il quale perseguire lo scopo – reale ma occulto – di creare pregiudizio all’ex partner ostacolandone la serenità della vita di coppia.
Si osserva una differenza sostanziale: mentre lo stalker di genere maschile solo rarissimamente prende di mira il nuovo compagno della ex partner (passando, nel caso, all’aggressione singola di vario livello che può anche esitare in omicidio, ma rimane atto isolato e non concatenazione di comportamenti), la donna compie azione di stalking anche verso la nuova compagna del proprio ex partner, oltre a poter compiere l’atto aggressivo singolo.
Detto in altri termini, si può ipotizzare che la stalker femminile agisca più facilmente, o quasi esclusivamente rispetto all’altro sesso, una modalità di stalking indiretto – per così dire “trasversale” – , nella quale la vendetta, il tentativo di estorcere i consensi o il ripristino della relazione, vengono veicolati attraverso soggetti estranei alla relazione stessa.
Da questo punto di vista, il paragone con i comportamenti riferibili alla sindrome di “Medea” (si colpisce un affetto dell’uomo amato per colpire lui) sembrano indicare una chiave di lettura del fenomeno: tendenzialmente la donna, quando intende colpire l’ex partner, predilige l’aggressione contro un affetto di questi, e dunque contro di lui o, in alternativa, contro la sua nuova partner.
Come già detto, non esiste o quasi lo stalking U>U inteso come una serie di atti persecutori contro il nuovo partner. Ad ulteriore conferma i dati emergenti dal monitoraggio sui casi di stalking maschile, relativi allo stesso periodo di riferimento 3/09 – 8/09.
Su 72 casi censiti 69 (96%) hanno contemplato lo stalking verso donne che hanno rifiutato di divenire partner dell’offender o che hanno cessato di esserlo.
1 caso di stalking plurimo, agito da un pregiudicato che terrorizzava le persone del luogo, 3 casi di stalking U>U, tutti verso consanguinei:
– verso uno zio (Iglesias, 3/8), sembra per questioni patrimoniali
– verso il padre (Bologna, 29/8) a causa dei problemi di alcolismo del figlio.
– verso i figli ormai cinquantenni (Genova, 19.8) aggrediti dall’anziano padre ricoverato in clinica psichiatrica
Nessun episodio, quindi, di persecuzione nei confronti di un nuovo partner della propria ex, casistica che invece compare nel monitoraggio dello stalking femminile nella misura del 18% (7 casi su 40).
Il tentativo di ottenere soddisfazione e vendetta passa dunque (come avviene appunto anche nei comportamenti “alla Medea”) anche attraverso la ferita affettiva dell’ex partner, e ciò implica che la donna – contrariamente all’uomo – tende a colpire per vendetta e che in tal senso non necessariamente la persona colpita deve essere l’ex partner, potendosi la vendetta estendere a chi gli sia affettivamente vicino.
Questo può essere una ulteriore indicazione per considerare il “mobbing genitoriale” – vale a dire i tentativi di estromettere il padre dei propri figli – come una forma di stalking trasversale, nel quale i comportamenti punitivi ed estorsivi rivolti direttamente all’ex partner nello stalking diretto (molestie, minacce, intimidazioni, violenze fisiche) sono sostituiti da comportamenti tesi a far soffrire l’ex partner attraverso la sofferenza di un oggetto d’amore o la sua privazione. Da questo punto di vista, esistono dunque due forme di stalking:
– lo “stalking diretto” agito, in percentuali sensibilmente diverse, da soggetti di entrambi i generi,
– lo “stalking trasversale”, prerogativa tipicamente femminile.
Il che ulteriormente dimostra, in sostanza, come la violenza e l’aggressività femminile siano un universo tutto da esplorare.



I commenti sono chiusi.